Trekking in Molise: tra borghi, natura e sapori 


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Trekking in Molise: tra borghi, natura e sapori 

trekking in Molise

Miei prodi camminatori!

Oggi facciamo trekking in Molise, un posto che molti credono non esista. Eppure il Molise è qui, con trekking su montagne che sfiorano i 2.000 metri, boschi che non hanno mai sentito parlare di overtourism e una cucina che vi farà riconsiderare il senso della parola “abbondanza”.


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Qualche settimana fa sono stato invitato a un press tour, organizzato da Una terra chiamata Molise, e quello che ho trovato mi ha lasciato a bocca aperta. Sentieri silenziosi, borghi dove il tempo scorre diverso, gente che ti accoglie come se fossi di famiglia e ti guarda male solo se lasci qualcosa nel piatto.

Tre giorni con base a Campobasso, tra fuoristrada nelle foreste, un ponte tibetano sospeso nel vuoto, eremi e coltelli forgiati a mano come cinque secoli fa. Perché in Molise, miei prodi, si cammina e si mangia. E si mangia tanto.

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Il Molise esiste, ed è più selvaggio di quanto pensiate

Lo so, la battuta “il Molise non esiste” non fa più ridere neanche a chi l’ha inventata. Eppure c’è un fondo di verità: la maggior parte degli italiani non ci ha mai messo piede. È questa, miei prodi, è una notizia fantastica. Significa che quello che troverete non è stato ancora masticato e risputato dal turismo di massa.

Regione piccola, incastrata tra Abruzzo, Puglia, Campania e Lazio, meno di 300.000 abitanti. Qui le montagne arrivano a 2.050 metri con il Monte Miletto, i boschi di faggio coprono vallate intere e i borghi medievali si aggrappano alle rocce come se il tempo si fosse dimenticato di passare. Chi cerca sentieri vuoti, panorami senza selfie stick e ospitalità genuina, qui trova il paradiso. Un paradiso che non sa ancora di esserlo.


Il Massiccio del Matese: montagne da 2.000 metri nel cuore del Sud

Il Massiccio del Matese è una dorsale appenninica al confine tra Molise e Campania. Il nome deriva dal latino “Mathesium”, e per Tito Livio era il “Tifernus Mons”, la montagna da cui nasce il fiume Biferno. Un massiccio calcareo e carsico vecchio di 200 milioni di anni, con grotte profonde oltre mille metri, canyon vertiginosi e sorgenti che spuntano dove meno te lo aspetti.

Le cime principali sono il Monte Miletto (2.050 m) e la Gallinola (1.923 m). Pendii scoscesi che precipitano nei valloni, faggete che si aprono su altipiani segreti, laghi nascosti tra le pieghe della montagna, questo è fare trekking in Molise. Il Matese è un posto dove cammini per ore senza incontrare nessuno, e quando finalmente trovi qualcuno è un pastore che ti guarda come se fossi un alieno. Probabilmente ha ragione.

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Attraverso le foreste del Matese in fuoristrada

Una delle esperienze più intense del press tour: la traversata del Matese in fuoristrada, non proprio un trekking in Molise ma prendiamola come un avvicinamento molto ruspante. Niente asfalto, niente guardrail, niente indicazioni rassicuranti. Solo sterrato, fango, radici e il motore che lotta contro la pendenza. Le foreste del Matese sono fitte, antiche e silenziose, e attraversarle su un 4×4 tra i faggi centenari dà una prospettiva completamente diversa rispetto al trekking a piedi.

Vallate che non vedreste mai da un sentiero segnalato, scorci improvvisi su gole profonde, altipiani che sembrano usciti da un documentario sulla Patagonia. E poi il silenzio. Quel silenzio che trovate solo dove non arriva il turismo organizzato. Se cercate avventura vera, senza filtri, una traversata in fuoristrada nel Matese è qualcosa che dovete mettere in lista.


La Valle Incantata e l’Oasi WWF

A monte di Roccamandolfi si apre quella che le guide locali chiamano la Valle Incantata, e dopo averla vista capite perché: un anfiteatro naturale di boschi e rocce che toglie il fiato.

Poco distante, la zona di Guardiaregia ospita l’Oasi WWF Guardiaregia-Campochiaro, la seconda oasi WWF più grande d’Italia con 3.135 ettari. Faggete che si aprono su canyon spettacolari, cascate che precipitano per cento metri e grotte che scendono nelle viscere della terra per oltre un chilometro.

Il Pozzo della Neve, scoperto nel 1955, raggiunge la profondità record di 1.152 metri. Le Gole del Torrente Quirino si snodano per quattro chilometri in uno stretto canyon che toglie il fiato. E poi c’è la Cascata di San Nicola, cento metri di dislivello che in primavera rimbomba nella valle come un tamburo. È il tipo di posto che vi fa sentire piccoli e grati allo stesso tempo.


Roccamandolfi: il ponte tibetano, la Rocca di Maginulfo e la Cascata del Rio

Roccamandolfi è uno di quei borghi che ti conquista da lontano, aggrappato alla roccia come un nido d’aquila. A soli 40 km da Isernia, custodisce alcune delle sorprese più spettacolari dell’intero Matese, ottimo punto di partenza per fare trekking in Molise.

Il ponte tibetano “A Passi Sospesi” è il pezzo forte: 80 metri di lunghezza sospesi a 140 metri di altezza sopra il canyon del Torrente Callora. Passerella in rete metallica con cavi d’acciaio e corrimano — potete camminare in sicurezza, ma le gambe tremano lo stesso. L’accesso è gratuito.

A pochi passi, le rovine della Rocca di Maginulfo, castello longobardo del X secolo da cui il paese prende il nome. E scendendo lungo il sentiero, la Cascata del Rio: un getto d’acqua potente che sgorga dalla parete rocciosa, al massimo della potenza tra l’inverno e maggio. Ponte, castello e cascata: da soli valgono il viaggio in Molise.


L’Eremo di Sant’Egidio e l’Oasi Le Pianelle

L’Eremo di Sant’Egidio si trova ai piedi del Colle dell’Orso, vicino a Bojano, a oltre mille metri di quota. Origini del IX-X secolo, stile romanico rurale, semplice e austero. Distrutto e ricostruito più volte — dai terremoti del 1349 e del 1805 — è sempre lì, testardo come la gente di queste montagne.

L’Oasi Le Pianelle, punto di partenza di diversi trekking in Molise, sulla provinciale per Campitello Matese a San Massimo, è stata un’altra scoperta. Rifugio-ristorante incastonato nella montagna, cucina casalinga molisana. Il tipo di posto dove mangi quello che ti portano, e quello che ti portano è sempre troppo e sempre buono. Ed è proprio qui che il ristoratore ci ha guardato con aria funerea e ha pronunciato la sentenza: “È grave”. Ma di questo parliamo tra poco.

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Frosolone: la città dei coltelli e la Morgia Quadra

Frosolone porta avanti una tradizione artigianale unica: la forgiatura di coltelli e forbici. La tradizione della lavorazione dei metalli affonda le radici nell’epoca longobarda e da allora non si è mai fermata. A fine Ottocento il paese contava oltre ottanta botteghe. Oggi la tradizione continua grazie ad artigiani come il Sig. Giovanni Colavecchio, che nella sua bottega lavora ancora come una volta, forgiando lame con le stesse tecniche di secoli fa. In agosto la Mostra Nazionale delle forbici e dei coltelli porta in piazza il meglio della produzione. Bandiera Arancione del Touring Club, e non per caso.

Alle spalle di Frosolone si trova la Morgia Quadra, spettacolare falesia di calcare grigio in località Colle dell’Orso, punto di riferimento per arrampicatori provenienti da tutta Italia e non solo. Con circa 400 vie tracciate su gradi che arrivano fino all’ottavo, è la falesia più importante del Molise e tra le più apprezzate del centro-sud.


Campobasso, Guardiaregia e Bojano: tra capoluogo e borghi del Matese

Campobasso è stata la nostra base e mi ha sorpreso. Il centro storico medievale si arrampica sulla Collina Monforte fino al Castello Monforte, un mastio severo con vista spettacolare su tutto il territorio. Vie strette, portali nobiliari, scalinate ripide e balconi in ferro battuto. Non è la città che ti toglie il fiato a prima vista, ma è quella che cresce dentro visita dopo visita.

Guardiaregia è un piccolo borgo arroccato all’ingresso dell’omonima oasi WWF, porta d’accesso ai canyon e alle cascate del Matese più selvaggio. Poche case, silenzio e un panorama che vale la deviazione.

Bojano è un’altra storia. Capitale degli antichi Sanniti Pentri, il popolo guerriero che tenne in scacco Roma. La Cattedrale di San Bartolomeo (XI secolo) è probabilmente l’unica cattedrale in Italia con l’altare costruito sopra una sorgente d’acqua. Sopra il centro abitato, Civita Superiore di Bojano offre un panorama che abbraccia l’intera vallata e il Matese.


Mangiare in Molise: quando la nonna si offende se lasci qualcosa nel piatto

Miei prodi, parliamo di cose serie. La cucina molisana non è impiattata con le pinzette e non insegue le mode gastronomiche. Ma vi sfido a trovare qualcosa di più buono. Prodotti dalla terra di fianco alla casa, animali allevati da gente che li chiama per nome, sapori forti e genuini che vi faranno capire quanto sia insipido quello che mangiate di solito.

Pallotte cacio e ova, torcinelli, caciocavallo impiccato sulla brace, pasta fatta in casa, fiadoni dolci e poi il re: il tartufo. Il Molise copre tra il 40 e il 50 per cento della raccolta nazionale. Quando lo grattuggiano su un piatto di pasta davanti a voi, capite perché questa terra non ha bisogno di pubblicità.

Ma la cosa più bella è l’ospitalità. All’Oasi Le Pianelle, il rifugio sulla strada per Campitello Matese, le portate arrivavano una dopo l’altra senza sosta. Quando non riuscivamo più a infilare neanche un boccone, il ristoratore ci ha guardato con aria funerea: “È grave“. Non scherzava. In Molise lasciare cibo nel piatto è un affronto personale. Preparatevi a tornare a casa con tre chili in più e nessun rimorso.

Ma se parliamo di accoglienza e tavola, il Rifugio dei Briganti a Campitello di Roccamandolfi ci ha riservato un trattamento che non si dimentica: portate una dietro l’altra, cucina genuina e un’ospitalità che era insieme professionale e familiare.


Perché il Molise è la destinazione perfetta per chi odia la folla

Le Cinque Terre scoppiano, le Dolomiti hanno i tornelli, il Cammino di Santiago a luglio richiede sei mesi di anticipo. Il trekking in Molise è l’esatto opposto. Sentieri vuoti, rifugi senza lista d’attesa, borghi senza negozi di souvenir. La gente vi saluta per strada e se chiedete un’indicazione finite a bere un caffè e a sentirvi raccontare la storia del paese.

Ringrazio Marica Mastropaolo e Silvio Giorgio di Una terra chiamata Molise per l’organizzazione impeccabile di questo press tour e per avermi fatto vedere un pezzo d’Italia che non conoscevo e che adesso non vedo l’ora di esplorare ancora.


Domande frequenti sul trekking in Molise

Quanti giorni servono per visitare il Molise?

Un weekend lungo di tre giorni è sufficiente per il Massiccio del Matese. Per coprire anche la costa e l’Alto Molise calcolate cinque-sette giorni.

Il Matese è in Molise o in Campania?

Entrambi. Il Massiccio segna il confine naturale tra le due regioni. Il versante molisano è più selvaggio e meno frequentato perfetto per trekking in Molise.

Dove si trova il ponte tibetano in Molise?

A Roccamandolfi, provincia di Isernia, a 40 km dal capoluogo. È lungo 80 metri, alto 140 e l’accesso è gratuito.

Qual è il periodo migliore per fare trekking in Molise?

Da aprile a ottobre. La primavera è ideale per le cascate al massimo della portata e la vegetazione in fiore.

Si può fare fuoristrada nel Matese?

Sì, ma è fondamentale affidarsi a ditte e operatori autorizzati che conoscono i tracciati consentiti dalla legge, per non violare aree protette e muoversi in sicurezza.

Dove dormire nel Matese?

Campobasso è un’ottima base logistica. Per un’esperienza più immersiva ci sono rifugi e agriturismi come l’Oasi Le Pianelle a San Massimo.

Frosolone: perché è famosa?

Per la coltelleria artigianale, tradizione dal XV secolo. Ogni agosto si tiene la Mostra Nazionale delle forbici e dei coltelli.

Il trekking in Molise è adatto ai principianti?

Assolutamente sì. Il Sentiero Frassati sulla Montagnola Molisana (9 km, 3 ore) e i percorsi nell’Oasi WWF sono accessibili a tutti.


Conclusione

Miei prodi, il Molise non ha bisogno di slogan. Ha bisogno che qualcuno ci vada, ci cammini dentro e torni a raccontarlo. Quello che ho trovato nel Massiccio del Matese non si compra nei pacchetti turistici: il silenzio dei boschi, la potenza di un canyon, la stretta di mano di chi ti apre la porta di casa e l’ennesima portata che arriva quando non ce la fai più.

Se cercate un’ospitalità che non si recita ma si vive, il Molise è lì che vi aspetta. Silenzioso, orgoglioso e autentico.

Ci vediamo sui sentieri del Matese, con passo sicuro e spirito cretino.


Nico Colucci per

Il cammino del Cretino

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...ogni uomo dovrebbe passare un po’ della propria vita per strada, non per evadere dal mondo ma per entrare in contatto con il mondo, quello vero.
dal libro Il cammino del cretino

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